22 marzo 2023

Recupero Crediti verso il Consumatore: Modalità e Disciplina Normativa

Come previsto dalla legge è ammesso il recupero crediti verso il consumatore, ovvero un'azienda o un professionista può mettere in atto vari interventi per ottenere il pagamento dovutogli da una persona fisica a cui ha venduto beni o servizi. Si tratta di situazioni difficili per entrambe le parti in causa e con varie possibilità legali, dipendenti anche dall'importo del credito dovuto.

Se infatti per somme così elevate da causare una situazione di sovraindebitamento del consumatore è prevista la procedura della liquidazione controllata, richiedibile tanto dal creditore quanto dal debitore che dal pubblico ministero, per il recupero crediti per piccoli importi si tende ad evitare la via del Tribunale a causa degli alti costi legali che anche il creditore deve sostenere.

Si creano così situazioni spesso confuse e la mancanza di informazioni può portare a scelte sbagliate: se i creditori alle volte rinunciano a esigere il credito perché la somma da riscuotere è così bassa che copre a malapena le spese per l'avvocato, senza contare il tempo e la fatica di seguire la procedura, ci sono consumatori disonesti che, giocando su questa non-convenienza e ritenendo di poter sfuggire a pignoramenti e fallimento, lasciano insoluti i pagamenti per poi invece ritrovarsi col recupero crediti che bussa alla porta.

Vediamo dunque una panoramica del recupero crediti verso il consumatore, con le più recenti novità normative e analizzando le diverse situazioni possibili.

Recupero crediti per piccoli importi

Il recupero crediti per piccoli importi è sicuramente la situazione più tipica nell'ambito del recupero crediti verso il consumatore.

Non è facile definire cosa sia un "piccolo importo", perché molto dipende dalla percezione che ha di esso il debitore ma soprattutto il creditore: un professionista lo definirà a un livello più basso di un'azienda, che ha comunque più risorse e quindi maggiori possibilità di agire per vie legali.

In genere si definisce credito di piccolo importo una somma fino a 2500 / 3000 euro, ma c'è comunque una soglia oggettiva riconosciuta per legge: 1100 euro, somma entro la quale è possibile recuperare il credito tramite il Giudice di Pace, evitando così di dover chiedere (e pagare) l'assistenza di un avvocato.

Il creditore può andare dal Giudice di Pace per chiedere un decreto ingiuntivo di recupero crediti se ha una prova del mancato pagamento da patte del consumatore (un preventivo, una fattura, un contratto): non è gratis perché il creditore deve pagare contributo unificato, spese di notifiche e atti di cancelleria, ma essendo comunque meno costoso e più veloce del ricorso a un Tribunale per risarcimento danni ha dato negli ultimi anni una spinta al recupero crediti di piccolo importo.

A prescindere dalla somma, che ribadiamo è definita "piccolo importo" in modo soggettivo dal creditore, il professionista o l'impresa che vanta un credito verso un consumatore inadempiente può sempre affidarsi a una società di recupero crediti oppure a un avvocato per farsi assistere se decide di adire alle vie legali: in tal caso il consumatore / debitore verrà chiamato in causa e dovrà anch'egli affidarsi a un legale.

In realtà è più comune, nella situazione di recupero crediti per piccoli importi, che il creditore tenti la via stragiudiziale dell'accordo col debitore, della trattativa privata per cercare di avere i suoi soldi senza dover ad avvocati e tribunali, che sono sempre un costo elevato e richiedono più tempo.

Il consumatore non deve pensare che questo rappresenti per lui una facile via di fuga, perché comunque il creditore, che anche in questo caso può farsi assistere da un avvocato o da una società di recupero crediti, ha tutti gli strumenti per rintracciarlo, come il rintraccio residenza e domicilio e il rintraccio della pensione (se il debitore è un pensionato). Può anche individuare il posto di lavoro e il reddito per ricostruire il suo stato patrimoniale e verificarne la solvibilità.


Chi deve recuperare un piccolo credito può inviare la lettera di diffida e messa in mora del debitore, anche senza farsi assistere da un avvocato.

Se il debitore non adempie e neanche ha un atteggiamento collaborativo, magari negandosi totalmente non rispondendo alle richieste, il creditore potrà fargli causa avendo così molte carte a suo favore oppure affidarsi a una società di recupero crediti, che in maniera perfettamente legale tenterà di ottenere il pagamento.

Recupero crediti di importo elevato con la liquidazione controllata del sovraindebitamento

Il nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, introdotto col decreto legislativo n° 14 del 12 gennaio 2019, ha apportato significative innovazioni nel settore del recupero crediti, fornendo maggiori opportunità ai creditori di recuperare i crediti nei confronti delle persone fisiche.

In precedenza tale operazione risultava particolarmente complessa poiché, in assenza dei presupposti per il fallimento, il debitore poteva facilmente eludere ogni forma di pignoramento. Tuttavia, grazie alla nuova normativa, si può richiedere il fallimento anche nei confronti delle persone fisiche, rendendo più agevole il recupero dei crediti.

Il nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza prevede una procedura specifica, nota come liquidazione controllata del sovraindebitamento, con cui il creditore ha la facoltà di rivolgersi al tribunale per richiedere la nomina di un liquidatore giudiziale, il quale avrà il compito di intraprendere tutte le azioni necessarie per il recupero del credito.

La suddetta procedura si pone l'obiettivo di recuperare i beni del debitore, che saranno venduti all'asta, e di utilizzare il ricavato per saldare i debiti con i creditori. In questo modo la liquidazione controllata del sovraindebitamento rappresenta uno strumento efficace per gestire situazioni di insolvenza e fornire una soluzione condivisa per tutte le parti coinvolte.

Il debitore può chiedere la liquidazione controllata del sovraindebitamento e in questo caso è detta esdebitazione o fallimento del consumatore, la novità derivante dal nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza è che può essere richiesta anche dai creditori.

Il creditore ha la facoltà di richiedere la liquidazione controllata del debitore qualora ricorrano le seguenti condizioni: il debito da recuperare è superiore a 50.000 euro, il debitore è in stato di insolvenza e ha un certificato da un organismo di composizione della crisi.

Una volta presentata la domanda di liquidazione controllata il debitore può chiedere un piano del consumatore o un concordato minore, che sarà concesso dal giudice con un termine entro cui tale richiesta dovrà essere integrata.

Trascorso il termine stabilito dal giudice, qualora il debito non sia stato saldato, il tribunale dichiarerà l'apertura della procedura di liquidazione controllata. Al termine della liquidazione il ricavato ottenuto dalla vendita dei beni del debitore sarà distribuito tra i creditori secondo le modalità stabilite dal giudice.

La liquidazione controllata rappresenta dunque uno strumento di tutela per i creditori, che possono così ottenere la riscossione del proprio credito in modo equo e trasparente.
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