03 gennaio 2023

Tassi Mutui, Previsioni Euribor e Eurirs 2023

Tassi mutui, andamento e previsioni Euribor per i mutui a tasso variabile e previsioni Eurirs per i mutui a tasso fisso.
Come saranno i tassi dei mutui nei prossimi anni? e Quanto saliranno i tassi dei mutui? sono due domande molto comuni tra i consumatori, soprattutto da quando è ripresa l'inflazione e la BCE ha alzato i tassi di interesse dopo anni di politica monetaria espansiva con costo del denaro a zero.

Le più aggiornate previsioni su Euribor e Eurirs indicano per il 2023 aumenti che porteranno fino al 4% il taeg sia dei mutui a tasso variabile che dei mutui a tasso fisso, rialzi degli interessi in corso da inizio 2022.

A causa dell'inflazione la BCE ha aumentato il costo del denaro con ben quattro rialzi dal mese di luglio 2022, l'ultimo quello annunciato il 15 dicembre di 50 punti base che ha portato il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale al 2,50% e i tassi di rifinanziamento marginale e sui depositi rispettivamente al 2,75% e 2%.


Le previsioni sul costo del denaro indicano che già nella prima parte del 2023 la BCE alzerà il tasso principale al 3% e forse al 3,50% a fine anno: i tassi dei mutui continueranno a salire, con un aggravio medio di 1260 euro annui (stime Codacons sui rincari 2023 in generale).

Aumento tasso BCE: gli effetti sui mutui del costo del denaro

Tra gli effetti dell'aumento del costo del denaro e dei tassi BCE c'è l'immediato aumento dei tassi di interesse dei mutui a tasso fisso e variabile, iniziato già in aprile ma poi frenato in estate dalle prospettive di un rallentamento dell'economia europea e mondiale, ripreso sensibilmente con i rialzi dei tassi di interesse di settembre e ottobre.

La situazione è comunque molto fluida e di difficile lettura a causa anche della guerra in Ucraina e per gli analisti fare previsioni sui tassi dei mutui oggi è molto complicato, quanto meno nel medio-lungo periodo. Ma più passa il tempo e più pare probabile che gli interessi dei mutui aumenteranno ancora e saranno "sacrificati" per contenere l'inflazione su altri fronti.

Di certo c'è che per chi ha in corso un mutuo a tasso variabile l'aumento dei tassi BCE di luglio 2022 ha comportato mediamente un aggravio della rata di 80 euro al mese, quasi 500 euro l'anno a partire da gennaio, mentre il livello medio dei nuovi mutui a tasso fisso è salito quasi al 3%, quando nel 2021 si era arrivati a un minimo di 1,51%.

Con l'aumento del costo del denaro di settembre gli effetti sui mutui sono stati ancora più evidenti, visto che si è trattato di un rialzo dei tassi di ben 75 punti-base: le simulazioni delle più aggiornate previsioni sui tassi dei mutui indicano un aumento della rata fino a 50 euro per un mutuo variabile da 140.000 euro con durata trentennale (da sommare a quello precedente dovuto al rialzo del tasso BCE di luglio).

Le stime dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori dopo il rialzo di ottobre, anch'esso di 75 punti-base, indicano un aumento medio della rata dei mutui a tasso variabile pari a 59,45 euro al mese nell'arco di nove mesi, per un totale 713,38 euro annui di media: la rata del mutuo a tasso variabile è pari a circa 1,7 volte il valore di dicembre 2021.

Considerati tutti gli aumento dei tassi BCE del 2022, quindi compreso quello di dicembre, secondo le analisi un mutuo a tasso fisso stipulato a fine 2022 ha una rata mediamente più alta del 28% rispetto a un mutuo fisso stipulato a dicembre 2021.
aumenti delle rate dei mutui
Aumenti delle rate dei mutui di nuova stipula,
mutuo variabile Euribor 3 mesi e fisso Eurirs 30 anni, spread 1,50%,
importo 150mila euro (fonte: Corriere della Sera, dicembre 2022)

Previsioni Eurirs mutui a tasso fisso

Il tasso Eurirs, o IRS, in tutte le sue versioni ha iniziato ad aumentare sensibilmente dal secondo trimestre 2022, tornando ai livelli di 8 anni fa e di fatto chiudendo la fase della super convenienza dei mutui a tasso fisso.

L'andamento dell'Eurirs è influenzato dai tassi di interesse del mercato obbligazionario europeo e il fatto che segni rialzi notevoli è riflesso della situazione economico-finanziaria, segnata dall'inflazione che ha costretto la Banca Centrale Europea ad alzare il costo del denaro, portandolo dallo 0,0% degli ultimi anni a 0,50% a luglio, poi a 1,25% a settembre, al 2% a fine ottobre e a al 2,50% il 14 dicembre. I mercati si sono mossi come sempre in anticipo e gli aumenti degli interessi delle obbligazioni ma anche dei mutui sono iniziati prima.

Contemporaneamente all'aumento del tasso di interesse principale, la BCE ha portato il tasso sui depositi da -0,50% a 2,00% con i quattro aumenti di luglio, settembre, ottobre e dicembre, e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale da 0,25% a 2,50%, chiudendo dopo un decennio l'era dei tassi di interesse a zero.

Pure la guerra in Ucraina, le altre tensioni internazionali e il timore di una possibile (ennesima) recessione mondiale contribuiscono ad aumentare i timori dei mercati. Anche la Fed Usa sta seguendo la stessa politica monetaria della BCE, per gli stessi motivi.

In particolare l'IRS 20 anni è passato dall'1,10% medio di marzo al 2,58% del 21 giugno: nello stesso mese del 2021 era circa a 0,50%, nel giugno 2020 era a 0,06%. Invece l'IRS 10 anni e l'IRS 30 anni a giugno 2022 hanno toccato un massimo rispettivamente di 2,56% e 2,33%. Il trend di crescita si era momentaneamente arrestato tra luglio e agosto a causa delle scarse stime sulla crescita mondiale, ma con i nuovi aumenti dei tassi BCE di settembre, ottobre e dicembre ci sono stati nuovi rialzi anche dell'IRS, seppur con un rallentamento dovuto alle stime sulla crescita dell'inflazione 2023 leggermente inferiori: in data 2 gennaio 2023 la versione a 10 anni era a 3,10% (in ribasso rispetto al 3,17% del 4 novembre), quella a 20 anni a 2,83% (in ribasso rispetto al 2,99% del 4 novembre), mentre l'IRS 30 anni quotava a 2,42% (in ribasso rispetto al 2,60% del 4 novembre).

andamento eurirs e previsioni tassi mutui

Le previsioni sull'Eurirs per i prossimi anni sono incerte, perché i fattori che lo influenzano sono contrastanti: le aspettative di un rallentamento della crescita del PIL e i timori di recessione nell'Area Euro hanno contribuito alla decrescita dell'IRS tra giugno e luglio 2022, ma rimane il problema dell'inflazione.

La BCE alza i tassi di interesse per contrastare l'aumento dei prezzi al consumo, dovuto al rialzo dei prezzi delle materie prime a causa della guerra e alla ripresa post-Covid, ma in caso di crisi economica generalizzata la politica monetaria non può essere troppo restrittiva, anzi dovrebbe tornare ad essere espansiva. Comunque per ora si sta imboccando la via della stretta monetaria.

Finché la BCE teneva il costo del denaro intorno a 0,50% / 0,75% la politica monetaria era una via di mezzo e le previsioni sui mutui a tasso fisso indicavano livelli intorno al 2%, massimo 2,50% per le varie versioni dell'IRS, ma con i nuovi aumenti dei tassi BCE le cose sono cambiate.

Con una politica monetaria restrittiva, perché con il costo del denaro al 2% e ulteriori rialzi già annunciati non ci sono dubbi che sia così data la situazione economica internazionale, le previsioni sui tassi dei mutui aggiornate indicano possibili livelli fino al 3,50-4,00% per l'indice Eurirs nelle sue varie versioni nel 2023: già a inizio gennaio 2023 la media dei taeg dei mutui a tasso fisso è del 3,50% (il taeg è la somma dell'Eurirs, dello spread bancario e delle spese accessorie del mutuo e rappresenta il costo effettivo totale del finanziamento) e le previsioni indicano che il 4% sarà il livello medio per il 2023.

NB - Ovviamente chi ha un mutuo a tasso fisso in corso non deve preoccuparsi perché non subisce alcun aumento in quanto gli interessi sono fissati al momento della stipula, gli aumenti sono relativi ai mutui nuovi. E ai mutui a tasso variabile già in corso, che hanno interessi che salgono e scendono a seconda del mercato.


Andamento Euribor e previsioni mutui a tasso variabile

Anche il tasso Euribor in tutte le sue versioni è in risalita, dopo anni in cui si era mantenuto in territorio negativo: se al 1 marzo 2022 gli indici Euribor 1 mese, 3 mesi, 6 mesi e 12 mesi segnavano rispettivamente -0,55%, -0,53%, -0,49% e -0,35%, nei mesi di aprile, maggio e giugno la crescita è stata evidente ed ha segnato la fine del lungo periodo dell'Euribor negativo.

Nello specifico, in data 29 luglio 2022 l'Euribor 3 mesi era a 0,23%, l'Euribor 6 mesi a 0,65% e l'Euribor 12 mesi a 0,92%. Solo l'Euribor 1 mese restava sottozero, ma la risalita era ormai iniziata e infatti a settembre, dopo il secondo aumento del costo del denaro, quotava a 0,38%, mentre le versioni a 3 mesi, 6 mesi e 12 mesi dell'Euribor erano rispettivamente a quota 0,81%, 1,36% e 1,91%.

Dopo il terzo e quarto aumento del costo del denaro i rialzi dell'Euribor si sono fatti ancora più marcati, e a differenza dell'Eurirs senza neanche un calo a dicembre. Infatti al 2 gennaio 2023 si era già a 1,88% per l'Euribor 1 mese (il 4 novembre era a 1,39%), mentre l'Euribor 3 mesi quotava a 2,16% (il 4 novembre era a 1,73%) e l'Euribor 6 mesi a 2,73% (il 4 novembre era a 2,27%), infine per l'Euribor 12 mesi era a 3,31% (il 4 novembre 2,79%).

andamento euribor previsioni mutui tasso variabile
Previsioni Euribor 2023: a metà dello scorso anno si prevedeva un taeg dei mutui a tasso variabile intorno al 2,20% per l'inizio del 2023, ma queste indicazioni non sono più valide alla luce dei rialzi dei tassi BCE e il conseguente immediato effetto sui tassi dei mutui variabili, arrivati già a una media del 3,20% a inizio gennaio.

Le previsioni sui tassi dei mutui più aggiornate indicano un livello medio dell'Euribor 3 mesi a circa 2,30% nel primo trimestre 2023. Sono stime senz'altro realistiche, considerato che a metà 2022 si ipotizzava un livello medio intorno all'1,40% per fine anno e invece si è arrivati oltre il 2%. Nel corso del 2023 il taeg dei mutui a tasso variabile potrebbe superare il 4%.


Un'analisi condotta da mutuisupermarket.it per conto di Repubblica dopo l'aumento del costo del denaro effettuato dalla BCE in ottobre mostra quanto può impattare un rialzo 75 punti base su un mutuo da 140.000 euro, cioè in linea con la media nazionale: ipotizzando un tasso variabile parametrato all'Euribor 3 mesi più uno spread dell'1%, l'aumento dei tassi dello 0,75% porta a un aumento della rata mensile tra 45 e 50 euro, a seconda della durata del rimborso, da 15 a 30 anni. Si tratta di aumenti da aggiungere a quelli già avvenuti nei precedenti mesi, dopo il primo rialzo del costo del denaro deciso dalla BCE a luglio.

Ovviamente nel corso di tutto l'ammortamento gli interessi e dunque la rata di un mutuo a tasso variabile possono aumentare e diminuire molte volte, a seconda delle condizioni macroeconomiche generali.

Gli interessi dei mutui a tasso variabile sono più direttamente influenzati dal costo del denaro, o tasso BCE, perché l'Euribor è determinato in buona misura dalla media dei tassi di interesse che le principali banche europee applicano al denaro che si prestano tra loro: se la Banca Centrale Europea alza il costo del denaro che immette nel sistema finanziario, automaticamente le banche sono costrette a farlo di conseguenza.

Dunque anche le previsioni per i mutui a tasso variabile dipendono da come andrà l'economia europea nei prossimi mesi e dalle mosse della BCE, stretta tra i due fuochi dell'inflazione e della crisi economica, in quadro internazionale molto difficile per svariati motivi.
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