giovedì 3 gennaio 2019

Bail In: Significato e Tutele per i Conti Correnti

Per evitare il fallimento bancario, col bail in pagano prima azionisti e obbligazionisti, poi chi ha un conto corrente o deposito.
Il bail in è la procedura di salvataggio banche in vigore dal 1 gennaio 2016: per impedire il fallimento di banche in crisi è possibile, se durante commissariamento di Bankitalia non sono arrivati risultati voluti, creare una "bad bank" in cui confluiscono le azioni e le obbligazioni annullate (il risarcimento da parte dello Stato è accessorio, non dovuto), insieme eventualmente ai crediti deteriorati, con lo scopo di risanare almeno una parte del patrimonio e far sì che venga acquistato da un'altra banca. Se neanche l'annullamento di azioni e obbligazioni funziona, è possibile un prelievo forzoso da conti correnti e deposito oltre i 100.000€. Il fallimento bancario, con intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per rimborsare i correntisti, avviene secondo le consuete norme se neppure il prelievo forzoso riesce a salvare la banca.

Come prevede la direttiva europea Brrd (Bank recovery and resolution directive), il meccanismo del bail in si può applicare solo per necessità di salvataggio bancario, non certo per generiche difficoltà di bilancio o patrimoniali, e solo dopo il commissariamento di Bankitalia. I correntisti entrano in ballo solo dopo azionisti e detentori di obbligazioni. I casi di Banca Etruria, Banca Marche, CariFe, CariChieti, Veneto Banca e Popolare di Vicenza sono chiari esempi di questa procedura, che ha portato all'annullamento di azioni e obbligazioni subordinate di molti risparmiatori: è quindi necessario spiegare cosa è il bail-in e come funziona per i salvataggi bancari.

Per ora il caso di Banca Carige, commissariata dalla BCE e in amministrazione straordinaria dal 2 gennaio 2019, è differente perché le motivazioni del commissariamento risiedono nei problemi in seno al CdA che perdurano da anni: i fondamentali di Banca Carige non sono eccezionali ma comunque non da necessità di salvataggio, il percorso di risanamento è andato avanti e continua, seppur a piccoli passi e ormai sotto l'egida ferrea della Banca Centrale Europea, in attesa che anche il governo italiano faccia qualcosa (finchè non intervengono la Banca d'Italia e il governo, la procedura del bail in non è possibile).

come funziona il bail in per salvare una bancaIl salvataggio bancario col bail in ha sostituito il bail out dal 1 gennaio 2016: tale meccanismo prevedeva l'intervento statale tramite soldi pubblici per aiutare le banche ad evitare il fallimento. Un meccanismo storico che, alla luce degli anni della crisi ha mostrato la sua debolezza: in pratica si salva una banca con le tasse pagate da tutti i cittadini e nei casi di crisi finanziarie come quella del periodo 2008-12 si mettono in difficoltà anche i conti pubblici. La famosa crisi del debito (rapporto debito/Pil dell'Eurozona salito all'80% medio, con picchi elevatissimi in Italia e Spagna, Portogallo come sappiamo) infatti ha avuti tra le sue cause anche i salvataggi attuati per impedire il collasso del sistema bancario europeo, che mostrò quasi improvvisamente le sue magagne nascoste e pagate da tutti i cittadini tramite l'aumento dei tassi.

Con il bail-in invece azionisti, obbligazionisti e correntisti possono diventare compartecipi delle perdite della banca che quindi dovrebbero restare "limitate" a chi ha a che fare con essa (magari così aumenta anche la vigilanza degli stessi clienti e di chi investe...) e non spalmate su tutta la popolazione.
Se l'amministrazione controllata da Bankitalia della banca in crisi non riesce a risanare i conti e/o a trovare acquirenti per l'istituto e dunque diventaa necessario un piano di salvataggio bancario, queste sono le figure chiamate a metterci i soldi:
  • azionisti che hanno Titoli della banca in questione nel portafoglio
  • chi detiene obbligazioni subordinate (le più rischiose)
  • chi detiene obbligazioni senior (ordinarie non garantite)
  • correntisti (conto corrente o conto deposito)
In prima linea ci sono gli azionisti, chiamati a "contribuire" per primi, se poi non dovesse bastare seguono gli altri. Dunque il prelievo forzoso dai conti correnti e deposito è l'ultima ratio, l'ultima mossa possibile prima del fallimento della banca. Va pprecisato che:
  • il prelievo forzoso sui conti può essere effettuato solo su quelli con somme da 100.000€ in su, se il conto corrente o deposito non supera tale limite non può essere toccato
  • fino a 100.000€ si è protetti dal fallimento bancario grazie al Fondo di Tutela dei Depositi Interbancari
  • come spiegato nella guida al conto corrente cointestato, il limite di 100.000€ vale per ogni intestatario: nel caso di un conto cointestato per esempio tra marito e moglie o tra soci, l'assicurazione copre fino a 200mila euro
  • il bail-in non può assolutamente toccare gli investimenti che il cliente ha nel deposito titoli in quanto la banca in difficoltà finanziarie offre solo la funzione di custodia (a meno che non si tratti di azioni o obbligazioni di una banca che richiede la procedura di salvataggio)

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