domenica 28 ottobre 2018

Il Quantitative Easing della BCE: gli Effetti su Mercati, Investimenti, Mutui

Aggiornamenti sull'andamento del Quantitative Easing e delle decisioni della BCE, analisi degli effetti su investimenti e mutui del QE.
Durante la conferenza stampa del 25 ottobre Mario Draghi, il governatore della BCE, ha confermato che la Banca Centrale Europea ha deciso che il Quantitative Easing finirà il 31 dicembre 2018, con gli acquisti di titoli di Stato e bond corporate investment grade europei (obbligazioni di società private con particolari caratteristiche), già dimezzato nel 2017 da 60 a 30 miliardi al mese, verrà ulteriormente ridotto a 15 miliardi da settembre. Inoltre ha ribadito che per lo meno fino tutto il primo semestre 2019 resteranno ai minimi i tassi di interesse, fermi dal 2016: allo 0% il tasso di rifinanziamento principale (costo del denaro), a -0.40% il tasso sui depositi alla BCE (il tasso di interesse che la BCE paga alle banche per i fondi che detiene nelle proprie casse, portato in territorio negativo per incentivarle a immettere più soldi nel circuito del credito), a +0.25% quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale (marginal lending facility). La decisione è stata presa in quanto l'inflazione dell'Area Euro sta tornando a livelli ritenuti accettabili, mentre la crescita economica è considerata buona ma con ancora vari ostacoli.

La situazione economica nell'analisi della BCE - Le prospettive dell'inflazione si basa su una positiva valutazione della crescita economica europea, più in particolare su "una forte ripresa economica con incertezze crescenti". Il board della Banca Centrale Europea ritiene l'attuale rallentamento come un "riequilibrio" della rapida crescita dei trimestri precedenti. Le previsioni sul Pil dell'UE sono per una crescita del 2,1% quest’anno (al ribasso dal 2,4% indicato a marzo), dell’1,9% nel 2019 e dell’1,7% nel 2020, con rischi che rimangono "bilanciati" anche se l’ondata di protezionismo proveniente dagli Usa crea qualche preoccupazione in più. I consumi rimangono dunque la parte debole della crescita economica europea, come anche gli investimenti, attualmente più del 7% rispetto ai livelli pre-crisi, il tasso di disoccupazione europeo è ai minimi dal 2008 e le previsioni sono per una ulteriore discesa verso il 7% nel 2020.

Oltre ai dazi imposti da Trump, tra le principali preoccupazioni già da almeno un anno in quanto un botta e risposta a base di dazi incrociati tra le principali economie mondiali sarebbe un freno importante agli scambi e dunque alla crescita economica, con effetti immediati sui rendimenti di molte obbligazioni governative e societarie, Mario Draghi ha ovviamente parlato della situazione italiana:
"Anche l'Italia è fra le incertezze per lo scenario economico... il rialzo dello spread sta causando un rialzo dei tassi a famiglie e imprese". Tuttavia, Draghi si è detto fiducioso che "Si troverà un accordo... Se mi si chiede cosa si può fare riguardo alle banche, dato l'allargamento dello spread negli ultimi sei mesi, una prima risposta è ridurre lo spread e non mettere in dubbio la cornice istituzionale che sorregge l'euro".
Le previsioni della BCE sull'inflazione - Si notano "progressi notevoli" per l'inflazione: le aspettative di lungo termine sono positive, la forza dell'economia e l'orientamento espansivo che verrà mantenuto dalla BCE nonostante la fine del QE danno fiducia nel raggiungimento dell'obiettivo del 2%. In conferenza stampa Draghi ha spiegato che il cboard ha preso in considerazione diverse misure di aspettative di inflazione, valutando diversi scenari sia negativi che positivi. Le proiezioni della BCE e delle altre banche centrali dell'Eurozona indicano un'inflazione media all’1,7% nel 2018, nel 2019 e nel 2020, un livello che in passato era stato giudicato «insoddisfacente» dallo stesso Draghi. L’inflazione core, nella misura preferita dalla Banca Centrale (che esclude energia e alimentari) dovrebbe passare dall’1,1% di quest’anno - una conferma delle precedenti previsioni - all’1,6% del 2019 all’1,9% del 2020, con una marginale (+0,1 punti percentuali) correzione al rialzo rispetto alle proiezioni di marzo.

Non preoccupa il rafforzamento dell'euro, in particolare sul dollaro: se tale trend che si è fatto marcato nel secondo semestre del 2017, nonostante gli aumenti dei tassi di interesse americani, dalla seconda metà del primo semestre 2018 ha decisamente cambiato verso. Nel mese di gennaio 2018 il cambio EUR/USD ha toccato quota 1.25, poi da aprile il trend è stato al ribasso per tutta l'estate: e i valori di riferimento per il secondo semestre dell'anno restano stabili tra 1.13 e 1.17 circa. Va però considerato che i mercati hanno in precedenza già cominciato a metabolizzare gli effetti della fine del QE, o per lo meno del suo rallentamento già previsto, oltre a quello dell'aumento dei tassi Usa, e nei prossimi mesi probabilmente proseguiranno nella precedente tendenza, frenata anche da fattori contingenti (l'introduzione dei dazi statunitensi e la complessa situazione italiana).

La conclusione del Quantitative Easing non sarà uno stop improvviso, visto che si procederà con un "tapering" molto lungo iniziato già da gennaio 2018, cioè gli acquisti di titoli continueranno seppur ridotti, perchè la Banca Centrale Europea non può ancora far mancare il suo sostegno ai mercati e alla stabilità finanziaria dell'UE per gli stessi motivi che l'hanno costretta a prorogare più volte il QE e a potenziarlo: una crescita economica costante e solida ma a tassi non eccezionalie con alcuni problemi  e soprattutto un'inflazione che, seppur non più prossima allo zero come 18-24 mesi fa, ancora non arriva in zona 2%, l'obiettivo programmato dalla Banca Centrale.

In definitiva dunque, fine del Quantitative Easing a dicembre 2018 ma tassi di interesse fermi fino all'estate 2019 almeno: la BCE conferma che la sua politica monetaria resterà accomodante, che comunque rimane sui mercati reinvestendo le somme ottenute con il rimborso dei titoli acquistati per un "esteso" periodo di tempo dopo il Quantitative Easing, per tutto il tempo in cui sarà necessario "mantenere favorevoli condizioni di liquidità e un elevato livello di accomodamento monetario".

Effetti del Quantitative Easing su mutui, investimenti, mercati
Sul QE della BCE c'è molto da dire e ilportafoglio.info ha pubblicato questi approfondimenti:
  1. Cosa è il Quantitative Easing della BCE e che effetti ha in Europa è, come dice il titolo, un'analisi sui vari effetti che il QE potrà avere sull'economia reale dell'UE, visti alla luce delle grandi differenze tra la situazione europea e quella statunitense, che dal "QE" attuato pochi anni fa dalla FED ha ottenuto grandi benefici
  2. Gli Effetti sui Mutui del Quantitative Easing: Interessi Più Bassi, Detrazioni Più Alte fa un quadro della situazione dei mutui, che per quel che riguarda i tassi di interesse è molto buona proprio per le azioni che la BCE ha intrapreso negli anni (dopo i potenziamenti del QE l'analisi è ancor più valida, per quel che riguarda la durata dei tassi al minimo si allunga l'orizzonte temporale dopo la proroga del termine); qui invece il report costantemente aggiornato sulle previsioni per i tassi d'interesse dei mutui, ovviamente con gli effetti del QE sempre in primo piano
  3. Investire nei Conti Deposito e Conti Correnti Remunerati: in situazioni di inflazione bassa sono investimenti sicuri e che possono dare soddisfazioni anche con rendimenti bassi
Storia del Quantitative Easing della BCE

Si prosegue dunque secondo la strada già indicata nei mesi passati, di cui forniamo i tratti salienti:
  • l'11 dicembre 2016 la BCE ha deciso la proroga del termine del QE da marzo a dicembre 2017: siamo già al secondo allungamento e al terzo potenziamento del QE da parte della Banca Centrale Europea, segnale che in due anni gli obiettivi primari non sono stati raggiunti: l'inflazione nell'Eurozona resta ferma a poco sopra lo 0%, la crescita non è ai livelli sperati. Si tratta di una importante fase storica per quel che riguarda l'economia del Vecchio Continente, sia per la portata materiale e la durata temporale che per i vari interventi attuati, come ad esempio il costo del denaro portato progressivamente a zero; inoltre l'acquisto di Titoli di Stato da parte della BCE è stato progressivamente aumentato e sono stati introdotti gli acquisti di bond corporate investment grade europei (obbligazioni di società private con particolari caratteristiche), dunque si conferma che i rendimenti delle obbligazioni governative europee rimarranno ai minimi per molto tempo ancora, come anche ci sarà una riduzione di quelle corporate
  • il 2 febbraio 2017 Draghi ha annunciato che i tassi di interesse resteranno bassi ancora a lungo, che la BCE è pronta ad allungare ancora il QE, che la crescita economica c'è ma è messa a rischio da fattori geopolitici come la Brexit e le politiche commerciali degli Stati Uniti con Trump: uno scenario che obbliga la BCE a proseguire con la sua politica monetaria accomodante, in ogni caso a sostenere i mercati e a garantire la stabilità finanziaria in tutta l'Eurozona
  • il 9 marzo 2017 conferma di tutto quanto già detto
  • il 27 aprile 2017 ennesima conferma, con la specificazione che la BCE manterrà i tassi di interesse molto bassi anche al termine del programma di acquisto titoli del QE
  • il 20 luglio conferma della continuazione del QE (acquisti di Titoli) fino a dicembre 2017 e possibilità di eventuale proroga, mentre i tassi di interesse resteranno bassi ben oltre questo termine; alcuni passaggi del discorso di Mario Draghi: "I tassi resteranno a livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività... La BCE intende condurre gli acquisti netti di attività all’attuale ritmo mensile di 60 miliardi di euro fino alla fine del dicembre 2017, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione... Se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di entità e/o durata"
  • settembre e ottobre 2017: la BCE annuncia che il QE continuerà almeno fino a settembre 2018, seppur con l'inizio del tapering (riduzione graduale degli acquisti di Titoli di Stato e bond europei), ribadendo che il costo del denaro resterà a tassi minimi ben oltre
spiegazione del qe della bceAttenzione a non credere che il Quantitative Easing sia stato un fallimento: è vero che l'inflazione dopo tre anni di QE si è ripresa non quanto preventivato e voluto, ma va considerato che il quasi azzeramento è dipeso in una buona misura dal crollo del prezzo del petrolio e altre materie prime avvenuto nel 2014/15 e che solo dal 2016 inoltrato è iniziata una inversione di tendenza: il prezzo del petrolio ha avuto un rialzo nel 2016, rialzo che nel 2017 si è interrotto nel primo semestre ed è ripartito nel secondo. Le previsioni sono per una nuova ripresa dei prezzi per tutto il 2018. Inoltre il QE ha favorito, insieme ad altri fattori, un euro debole dando così spinta alle esportazioni: come detto già dal 2017 la moneta unica sta riprendendo quota sul dollaro, vedremo come si evolverà.

Va comunque detto che in pratica tutte le banche centrali stanno attuando strategie macroeconomiche accomodanti, mettendo in moto una specie di "rincorsa al ribasso", una "guerra valutaria" a colpi di svalutazioni e politiche monetarie espansive molto simili tra loro (solo la Fed USA ha alzato lievemente i tassi negli ultimi due anni ed è sulla strada della "normalizzazione" della politica monetaria, ma come potete leggere nel report La Fed Usa Alza i Tassi di Interesse non potrà discostarsi poi molto da tutte le altre).

Fondamentale è stato il potenziamento del QE annunciato il 10 marzo 2016, col quale la BCE ha deciso di rendere ancora più espansiva la sua politica monetaria: in primis il taglio dallo 0.05%, già minimo storico introdotto all'inizio del Quantitative Easing nel 2015, allo 0% del costo del denaro, ovvero il tasso d'interesse di rifinanziamento principale (parametro fondamentale e su cui si basa anche l'Euribor per i mutui a tasso variabile: l'Euribor è sottozero dall'aprile 2015, si conferma quindi che i tassi d'interesse dei mutui resteranno bassissimi). Questo vuol dire anche che per le banche prendere denaro dalla BCE costerà meno e quindi avranno meno bisogno di liquidità (probabile quindi che gli attuali livelli bassi dei rendimenti dei conti deposito rimarranno tali, come specificato nella guida riportata più sotto nella seconda parte dell'articolo), ma attenzione: la BCE ha portato da -0.30% a -0.40% il tasso sui depositi, ovvero il costo per le banche europee di tenere fermo il denaro nelle casse della Banca Centrale: un chiaro invito a immettere più liquidità nel circuito del credito a imprese e famiglie.

Il potenziamento di marzo 2016 del Quantitative Easing ha previsto inoltre l'incremento degli acquisti mensili di titoli di Stato da 60 a 80 miliardi a partire da aprile, la misura più attesa e potenzialmente quella dal maggiore effetto, con anche l'innalzamento dal 33% al 50% del limite acquistabile di ciascuna emissione di bond. La Banca Centrale Europea acquista anche i bond denominati in euro emessi dalle aziende non finanziarie, purché abbiano un rating a livello di investimento (investment grade). Più nel dettaglio la BCE dal 9 giugno acquisterà corporate bond investment grade:
  • con merito di credito almeno tripla B da da almeno una delle quattro agenzie di rating a cui la Bce fa riferimento (Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch e Dbrs)
  • emesse da società non finanziarie nè bancarie (però sì le compagnie assicurative)
  • emesse in euro da società europee o extra-europee tramite una controllata con sede in Europa
  • con scadenza tra 6 mesi e 30 anni
Gli acquisti sono per 3-10 miliardi di euro al mese, per un totale di 540 miliardi da giugno 2016 a dicembre 2017, seppur con una riduzione degli acquisti totali da 80 a 60 miliardi di euro al mese a partire da aprile 2017 e col dimezzamento a 30 miliardi da gennaio 2018. Gli effetti di questa mossa sono ovviamente una riduzione marcata dei rendimenti dei corporate bond investment grade europei (alcuni finiti sottozero, come successo a diversi Titoli di Stato nei mesi precedenti) e in parte anche delle obbligazioni high yeld in euro (la media dei rendimenti dei "titoli spazzatura" è scesa subito dal 4% al 2.90%). Ma soprattutto, aumentando i prezzi le società saranno più incentivate a mettere tali titoli sul mercato: insomma ci sarà "più debito in vendita", maggiore liquidità e dunque più opportunità d'investimento (tra maggio e giugno ci sono state emissioni per 40 miliardi, la banca d'affari Bank of America Merrill Lynch prevede per i prossimi anni fino a 2500 miliardi di nuove emissioni di corporate bond ad alto credito.

Molto importanti anche le quattro Tltro (Targeted Long Term Refinancing Operations), ovvero i prestiti di lungo periodo alle banche con un tasso d'interesse tanto più basso quanto più credito verrà fatto alle famiglie e alle imprese, addirittura fin'anche a interessi negativi: in altre parole la stessa BCE pagherà per i finanziamenti che concede alle banche, se queste ne erogheranno molti e consistenti e vantaggiosi a famiglie e imprese.

La BCE ha chiaramente detto che se fosse necessario per il conseguimento del suo obiettivo e se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell'inflazione, è pronta a incrementare il programma di acquisto di attività in termini di entità e durata.

3 commenti:

Davide Marciano ha detto...

Domanda da risparmiatore privato e lettore di questo blog. Se ho capito bene la manovra vuole far crescere l'inflazione anche se, da laico, deduco che depositare soldi in banca diventerà meno conveniente.
Per me piccolo risparmiatore conviene attendere per sottoscrivere un deposito vincolato? I prossimi anni come saranno in quanto a interessi?

Christian Citton ha detto...

I tassi di interesse dei conti deposito sono in discesa già da un paio d'anni, dopo il grande boom che hanno avuto durante la crisi dell'euro del 2011: diciamo che sono poco sotto ai livelli consueti, normali; come scritto più volte in questi anni, la riduzione dei rendimenti è dovuta in pratica agli stessi motivi, legati alle politiche monetarie della BCE, che hanno portato alla riduzione degli interessi dei mutui. Il QE non potrà che confermare i livelli attuali, o comunque rendere improbabile una risalita sostanziosa: forse conviene ora puntare su qualche tipologia di buono fruttifero postale indicizzato all'inflazione o agli indici borsistici.

Davide Marciano ha detto...

Grazie dell'informazione come sempre molto utile e precisa. Ne terrò conto nei prossimi mesi quando deciderò il da farsi. Buon lavoro