mercoledì 5 dicembre 2018

Libretti di risparmio: Imposta di Bollo e Tassazione Interessi

I libretti di risparmio sono soggetti al pagamento della tassazione sulle rendite finanziarie e, se oltre una giacenza di 5000 euro, anche all'imposta di bollo - guida aggiornata per il 2018/19
Quali tasse e imposte si pagano per il libretti postali e bancari? Vediamo come calcolare l'imposta di bollo sui libretti e la tassazione sulle rendite finanziarie, cioè sugli interessi (invero molto bassi per i libretti di risparmio, in pratica nulli, ma non è certo per averne un guadagno che si apre uno). Questa guida è aggiornata per il 2018/19, non ci sono cambiamenti dal 2014.

I libretti di risparmio postali o bancari sono strumenti simili ai conti correnti, molto pratici e semplici da usare, usati spesso per la pensione (di anzianità, di vecchiaia, la pensione di invalidità...) o comunque in sostituzione del conto: per tutte le info potete accedere alla guida gratuita Libretti di risparmio.

imposta di bollo per i libretti di risparmio e tassazione interessiImposta di bollo libretti di risparmio - Sui libretti di risparmio la prima tassa che si paga è il bollo sulle comunicazioni finanziarie, più comunemente detto "imposta di bollo: si tratta di un onere fisso pari a 34,20 euro. Siccome però ci sono delle eccezioni e delle peculiarità importanti, vi rimandiamo a questa guida completa Imposta di bollo libretti e conti correnti: il governo Monti intervenne su questo onere cambiandone di fatto il calcolo, anche per quel riguarda conti correnti e deposito, buoni fruttiferi postali e quant'altro, dunque occorre dare parecchie specificazioni in più.

Tassa sugli interessi del libretto di risparmio - Invece il governo Renzi è intervenuto sulla tassazione delle rendite finanziarie, ovvero degli interessi maturati, portandola al 26% dal 1 luglio 2014 come per conti correnti e conti deposito, obbligazioni bancarie, le azioni, i bond societari, i dividendi, i pronti conto termine, le polizze di investimento, i fondi comuni. Non che sia un fattore che dovrebbe importare ai titolari di libretti di risparmio, postali o bancari che siano, visto che i rendimenti sono praticamente nulli, tra lo 0.10% e lo 0.250% lordo annuo nella maggior parte dei casi. Ma di certo non è per averci un guadagno che si apre un libretto di risparmio.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Gentile Sig. Citton,
Grazie per l'estrema chiarezza, precisione e costanza con cui segue il sito.
Ho letto anche l'articolo sull'imposta di bollo e cercato tra i commenti precedenti, ma non essendo certa che la mia interpretazione sia corretta Le propongo il mio caso, che tocca varie questioni tra cui l'imposta di bollo sui libretti.
Ho ricevuto anni fa in occasione della maggiore età un libretto di deposito a risparmio al portatore, con stampato il nome di (intestato a:) mio padre, istituito alla mia nascita nel 1985 con la somma di 630.000 lire, da me lasciati nel dimenticatoio "a fruttare" prima e poi nascosti sotto il tappeto in attesa di "tempi migliori", dopo il terrorismo psicologico-sanzionatorio governativo per povera gente creato con la normativa antiriciclaggio e con ogni "evoluzione" complicata che ci propinano.
Qui arresto la polemica introduttiva, il fatto è che entro il 31/12/2018 vanno estinti i libretti al portatore, e vorrei farlo, se non tornando legittimamente in possesso dei risparmi accantonati per me, evitando almeno di rimetterci ulteriormente.
Il libretto è stato da me individuato nell'elenco rapporti dormienti disponibile sul sito della banca. Devo quindi rivolgermi ad essa per la richiesta di restituzione o far domanda sul sito Consap?
Vista la cifra e gli anni di deposito, ho ragione di supporre di non rischiare sanzioni relative allo sforamento del limite dei 1000 euro?
Altra preoccupazione: Rischio sanzioni per la mancata comunicazione alla banca entro 30 gg dalla data di trasferimento del libretto da mio padre a me, avvenuta peraltro prima dell'entrata in vigore di questa norma antiriciclaggio del 2007? Ho trovato riferimenti alla Circolare del MEF del 20/03/2008 prot. 33124 che chiarisce che per i libretti emessi ante 30/04/2008 con autocertificazione del cessionario non esiste infrazione né obbligo di comunicazione al MEF con conseguente sanzione al depositante, e mi auguro non sia obsoleta.
Ulteriore complicazione: mio padre è deceduto a fine 2017, ultimo dei miei pensieri inserire questo libretto in successione, e mi auguro sia corretto in quanto era già da tempo in possesso mio, perché in caso contrario mi comporterebbe ulteriori spese di correzione della successione e relativa tassazione che vista la somma esigua del libretto mi tentano a dimenticarmene del tutto.
Infine dell'imposta di bollo: mio padre aveva il conto corrente nella medesima banca di istituzione del libretto, ove devo ancora presentare la successione per lo sblocco, mentre io non sono mai stata cliente, presumo che l'imposta di bollo verrà calcolata annualmente guardando a me come cliente, e quindi presumo non applicata; se guardassero a mio padre, in quanto sebbene al portatore sul libretto vi sia stampato il suo nome, dovrebbero calcolarci l'imposta di bollo dalla sua entrata in vigore (se non erro per questa tipologia dal 2009 €/anno 14,62 e dal 2012 €/anno 34,20) pertanto mi preoccuperei di non finire in rosso.
Dopo tutti questi ragionamenti, mi piacerebbe avere il Suo parere più competente al riguardo sul da farsi.
Ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti

Christian Citton ha detto...

Scusi, forse non ho ben capito, ma il libretto le è stato "solo consegnato a mano" da suo padre o avete anche fatto il cambio di intestazione? Perchè ovviamente è questo il discrimine per tutto, dalla successione al calcolo dell'imposta di bollo.
Per quel che riguarda la procedura di recupero di un libretto dormiente, che può essere fatta anche dagli eredi del titolare del rapporto, se è nell'elenco dei libretti dormienti della sua banca deve contattare appunto la sua banca entro ottobre (ogni anno c'è un termine fisso per recuperare conti o libretti dormienti) perchè ancora non è stato trasferito all'apposito Fondo statale (una volta che è nel Fondo si hanno altri 10 anni di tempo per recuperare le somme).