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Corte dei Conti: troppe tasse per il pareggio di bilancio, a rischio la ripresa nel 2013

martedì 2 ottobre 2012 Aggiornato il:

Il governo ha costruito la sua impalcatura di manovre e mosse economico-finanziarie per giungere al tanto ambito pareggio di bilancio nel 2013 tramite quasi esclusivamente l’ aumento di tasse e di imposte: questo non lo affermano politici in rotta con Monti o qualche associazione dei consumatori, bensì Luigi Giampaolino, il Presidente della Corte dei Conti.

In un discorso alla Camera dei Deputati tenutosi martedì 2 ottobre, il Presidente della Corte dei Conti, la massima autorità per quel che riguarda i numeri finanziari dello Stato, ha espresso una fortissima preoccupazione per le linee guida del Def elaborato dal governo Monti per il 2013 ed appena presentato nei suoi aggiornamenti, che secondo Luigi Giampaolini potrebbe essere un grave ostacolo alla crescita economica del paese:
“Vi è un pericolo di un corto circuito rigore-crescita, favorito dalla composizione delle manovre correttive delineate nel Def: per quasi il 70% affidate, nel 2013, ad aumenti di imposte e tasse. Dosi crescenti di austerità e rigore al singolo paese, in assenza di una rete protettiva di coordinamento e solidarietà, e soprattutto se incentrata sull'aumento del prelievo fiscale, si rivela alla prova dei fatti una terapia molto costosa e in parte inefficace. Una cura che neppure offre certezze circa il definitivo allentamento delle tensioni finanziarie”.
Secondo Giampaolini è davvero un grave rischio puntare al pareggio di bilancio tramite quasi solamente un “drenaggio di risorse” dovuto all’ aumento della tassazione e al rigorismo estremo in fatto di spesa pubblica; come dice il Presidente, già si è avuto nel primo semestre 2012 una contrazione del 4% per quel che riguarda la spesa delle famiglie, con decise prospettive di peggioramento nella seconda parte dell’ anno: una strada a base di tasse e imposte sempre più alte è difficilmente percorribile se tra gli intenti del governo vi è, oltre al riassetto dei conti (che, ricordiamo, è comunque un pilastro fondamentale dell’ Unione Europea), la crescita economica, la ripresa.

Nelle note di aggiornamento del Def è segnato un calo del Pil pari al 2,4%, il doppio (-1,2%) di ciò che venne previsto ad aprile: un risultato molto negativo e pari soltanto al calo registrato nel 2009, anno centrale della crisi; Giampaolino continua a snocciolare numeri preoccupanti nel suo discorso alla Camera:
“Nel 2013 si registrano minori entrate complessive per oltre 21 miliardi rispetto a quelle previste. Di questi poco più di 6,5 miliardi sono riconducibili al superamento dei previsti incrementi dell'Iva (almeno fino al giugno 2013), ma la flessione delle imposte dirette (-7,4 miliardi) e dei contributi sociali (-2,3) è da imputare ad una caduta del Pil molto superiore al previsto”.
Quindi, contrariamente a quello che il governo Monti sta prevedendo di fare in continuazione delle attuali politiche economiche, secondo il numero uno della Corte dei Conti:
“E’ necessario rafforzare la strategia per la crescita puntando a obiettivi più ambiziosi di quelli finora adottati: serve anche che si apra una prospettiva di riduzione della pressione fiscale. Non si può non rilevare come i risultati attribuiti al programma di riforme abbiano una dimensione insufficiente per colmare il vuoto di domanda apertosi a partire dal 2007. Non dovrebbe rivelarsi necessaria una nuova manovra di correzione dei conti pubblici, che l'economia potrebbe difficilmente sostenere”.   

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